La Buona Comunicazione come andiamo comunicando da tempo dovrebbe essere nel dna di tutti i comunicatori di oggi, invece non è proprio così.

Ci sono da un lato i comunicatori al servizio delle aziende, che si interrogano tra Etica o Mercato, dall’altro ci sono i cattivi comunicatori che pur in mancanza di etica ci informano tutti i giorni e lo dovrebbero fare invece, nel modo più corretto.

Sappiamo che lo schieramento di parte gioca un ruolo fondamentale, ma pensiamo altresì che il falso, la ormai famosa “fake news” è entrata nella normalità della comunicazione dei nostri giorni.

Certamente gli orchestrali del marketing sono sempre presenti accanto alle donne e agli uomini Media, ma noi ci chiediamo, è giusto farlo? E’ giusto prestarsi a ciò? La risposta è semplicemente no.

Il fine ultimo di chi invece ci sguazza, oltretutto macchiandosi della non-etica, lo conosciamo perfettamente. Con la sovrabbondanza di notizie false però hanno spinto noi tutti a leggere fra le righe, il che ci porta a pensare che i consulenti in questo campo non siano i bravi professionisti del marketing, ma piuttosto i mediocri, gli ammalorati.

I buoni italiani, noi tutti, abbiamo ormai sviluppato grazie a loro, anticorpi ferocissimi.

Non avendo più solidi punti di riferimento informativi siamo moralmente obbligati a discriminare e a ragionare molto di più di quanto non accadesse un tempo, il che è decisamente paradossale. Se ci pensate, con poche fonti autorevoli di informazione, una volta eravamo tenuti ad ascoltare e a credere, oggi siamo tenuti ad ascoltare, elaborare e cercare di farci delle nostre idee, scegliendo quasi sempre di non ascoltare.





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