Quali sono le emozioni della Buona Comunicazione?

Le Donne e gli Uomini che comunicano operano nel silenzio e non a caso il silenzio rappresenta la prima forma di Comunicazione.

Ma oggi abbiamo il dono del silenzio?
Perché di dono si tratta. Forse no, o non sappiamo percepirlo nel caos che ci circonda. Ma il suo suono, che non è facile riconoscere c’è, ed è fatto di cose buone, perché è fatto di Buona Comunicazione.

Ascoltare in silenzio per poter meglio capire, vedere in silenzio per poter meglio osservare, gustare in silenzio per meglio apprezzare.
Questo è un Comunicatore, perché il vero silenzio agisce, e non è altro che comunicare come si è e quindi essere sé stessi.
La Buona Comunicazione interrompe il silenzio che predomina nella vita umana e apre quella porta tra il mondo del silenzio e quello della parola e delle immagini per farci incontrare, per darci la fiducia necessaria.

Compito del comunicatore è mettere in campo determinate strategie che prendono il nome di seduzione, dal latino se-ducere, ovvero portare a se, o affascinare, o manipolare, nel senso buono del termine, perché la Buona Comunicazione per essere veramente buona, è frutto di Etica.
Queste sono le linee guida di una campagna di marketing di successo, che sia creata per un soggetto, per un’azienda o servire ai molti ma, forse è quella che andrebbe spesa per tutti.
Comunicare se stessi, un prodotto una professione, un servizio è la stessa cosa, ma ha le sue insidie. La maggior parte delle difficoltà come già detto, derivano dai modi con cui si comunica, perché sembrerebbe che non conta proprio del tutto cosa diciamo, ma come lo diciamo. E’ la maniera il modo che fa la differenza, per il raggiungimento dell’obiettivo.

Oggi siamo tutti osservatori, guardiamo con quell’attenzione che il comunicatore deve saper soddisfare per promuovere l’incontro.
Nella comunicazione si inizia con il cercare gli altri, chi inizia cerca contatti e se a questi ultimi gli si darà fiducia, staranno al gioco comunicativo.
Una volta erano gli occhi che parlavano, perché i rapporti erano fatti di semplicità, poi sono arrivati i suoni, il rumoreggiare di chi urla e straparla. Ma anche se gli urlatori resistono ancora, gli occhi tornano a parlarci. In questo mondo fatto di immagini, che si rincorrono, passano e si sovrappongono in continuo e, che cerchiamo con avidità, dicevamo in questo mondo, gli occhi di una mamma, un bambino di un nonno o una nonna, sanno sempre di vero, di buono di semplice e trasmettono quelle emozioni di cui abbiamo il bisogno.


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